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Prima degli sceicchi, il Manchester City era un club popolare, operaio, fondato in una parrocchia

📅 2026-03-24 ⏱ 1 min read logistar.it
Prima degli sceicchi, il Manchester City era un club popolare, operaio, fondato in una parrocchia
Il 2008 rappresentò un punto di svolta epocale nella storia del Manchester City. Quell’anno, a causa dello stato traballante delle finanze del club – allora presieduto da un ex primo ministro thailandese, l’imprenditore accusato di corruzione Thaksin Shinawatra –, la proprietà degli Sky Blues passò nel portafoglio dell’Abu Dhabi United Group. Questa società d’investimento degli Emirati Arabi Uniti, guidata dallo sceicco Mansūr bin Zāyed Āl Nahyān, membro della famiglia reale di Abu Dhabi e ministro della Corte presidenziale del paese, ha moltiplicato il potere economico del City e l’ha trasformato in un club paradigmatico del nuovo calcio-business. L’infinita capacità finanziaria di una squadra che fino ad allora, almeno per quanto concerne la proiezione internazionale, aveva vissuto all’ombra del suo rivale cittadino, il Manchester United, scatenò un odio crescente verso il club presieduto da Khaldūn al-Mubārak, l’uomo che l’Abu Dhabi United Group aveva messo alla testa dei Citizens. Anche se diversi altri club inglesi erano stati acquisiti da eccentrici multimiliardari stranieri, il City divenne il bersaglio preferito degli oppositori di un calcio moderno caratterizzato dalla perdita d’identità da parte di squadre che godono di un portafoglio senza fondo. Uno dei rimproveri che vengono rivolti più spesso al Manchester City dei petrodollari, oltre appunto al fatto di avere risorse finanziarie illimitate e di essere proprietà di un’azienda vincolata al potere reale emiratino