Ruolo delle università cinesi nello sviluppo dell'IA
Le università cinesi vogliono che gli studenti utilizzino più IA, non meno - MIT Technology Review I
Le università cinesi stanno spingendo gli studenti a utilizzare l'intelligenza artificiale, in netto contrasto con l'approccio occidentale ancora incerto. Solo due anni fa Lorraine He, studentessa di giurisprudenza, veniva invitata a evitare l'IA, e per aggirare il blocco di ChatGPT doveva acquistare versioni mirror. Oggi i suoi professori incoraggiano l'uso, purché si seguano le migliori pratiche. Questa rivoluzione silenziosa è confermata da un sondaggio del Mycos Institute: appena l'1% di docenti e studenti non ha mai usato IA generativa, mentre quasi il 60% la usa frequentemente. La differenza culturale è netta: in Cina l'IA è vista come una competenza da sviluppare, non una minaccia, alimentata dall'orgoglio nazionale per il modello DeepSeek. Il dibattito si è spostato dall'integrità accademica all'alfabetizzazione e al vantaggio competitivo. Secondo un rapporto di Stanford HAI, la Cina è il paese più entusiasta dell'IA (80% entusiasti vs 35% USA). Il professor Fang Kecheng attribuisce questo a una tradizione che vede la tecnologia come motore del progresso nazionale, risalente a Deng Xiaoping. Il professor Liu Bingyu, che insegna alla China University of Political Science and Law, descrive l'IA come 'istruttore, partner per il brainstorming, segretario e avvocato del diavolo'. Ha introdotto un'intera sessione sulle linee guida per l'IA, raccomandando di usarla per recensioni letterarie, abstract, grafici e organizzazione delle idee, ma insistendo che l'IA non può sostituire il giudizio umano. 'Solo input di alta qualità e prompt intelligenti portano a buoni risultati', afferma, e sottolinea che la capacità di interagire con le macchine è una delle competenze più importanti oggi, da discutere apertamente. Il testo cita anche un'analisi di MIT Technology Review sulle strategie di IA di 46 delle migliori università cinesi, che confermano questa tendenza.