Cercare di riprodurre in laboratorio la complessità degli organi umani, facendoli crescere in laboratorio senza il contributo del resto dell’organismo, è l’obiettivo ambizioso di numerosi scienziati impegnati nella ricerca biomedica. I primi esperimenti con gli organoidi risalgono agli anni Ottanta del secolo scorso, ma fino a poco tempo fa ottenere qualcosa di funzionante, verosimile e utile sembrava fantascienza. Non si tratta di copie identiche agli organi, ma di versioni semplificate e su scala ridotta. Degli organi, gli organoidi possono infatti riprodurre alcune proprietà strutturali e parte delle funzioni. Pur con questi limiti, gli organoidi rappresentano una delle frontiere più interessanti di molte discipline, tra cui la bioingegneria e lo studio delle cellule staminali, per la miriade di applicazioni attuali e potenziali.