Un piccolo imprenditore ha bisogno di gestire i bilanci della sua azienda. Invece di comprare la costosa licenza per un software esistente, però, chiede a un’intelligenza artificiale (AI) di svilupparne uno appositamente per lui. L’AI comincia a lavorarci e, nel giro di poche ore, il software è pronto e l’imprenditore può iniziare a usarlo.
È uno scenario futuro ritenuto molto probabile, e su cui il settore tecnologico sta investendo molto. Ormai da anni, infatti, nella Silicon Valley si discute dei cosiddetti “agenti”, cioè i sistemi di AI in grado di agire per conto dell’utente, gestendo i file del suo computer o navigando online autonomamente. Software simili vengono sviluppati da molte aziende, tra cui OpenAI, e sono ormai integrati direttamente nei browser; tuttavia, il prodotto che rappresenta al meglio le potenzialità di questi strumenti lo sviluppa Anthropic, l’azienda del chatbot Claude.
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Claude Code è stato messo online all’inizio del 2025, ma si è diffuso soprattutto nelle ultime settimane anche tra i non addetti ai lavori, che lo hanno messo alla prova per sviluppare siti e altri progetti personali, con risultati sorprendenti. La sua ricezione è stata generalmente entusiasta e ha avuto conseguenze per tutto il settore. Doug O’Laughlin, presidente della società di consulenza SemiAnalysis, ha paragonato l’impatto del prodotto a quello che ebbe ChatGPT, e non è stato l’unico a fare paragoni simili.
Claude Code è un assistente AI per la programmazione informatica disponibile nelle offerte a pagamento del chatbot Claude (Pro e Max). A prima vista, non si direbbe una novità così significativa: è da anni che i modelli linguistici vengono usati dagli utenti per scrivere codice, anche da chi non è davvero un programmatore ma con i chatbot lo può fare andando un po’ a sentimento (il cosiddetto vibe coding). Claude Code, però, non è un chatbot ma un programma da scaricare sul proprio computer, in grado di funzionare direttamente dal terminale.
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Per capire perché questa differenza occorre fare un confronto con la concorrenza. Un chatbot tradizionale, pur essendo in grado di generare codice, funziona solitamente all’interno di un browser o di un’app, senza un accesso diretto al file system locale, cioè la struttura per la gestione e l’archiviazione dei file su un computer. Sta quindi all’utente integrare il codice prodotto dall’AI nel flusso di lavoro, un’operazione non banale. Un altro servizio molto usato dai programmatori, Cursor, è più simile a un editor di programmazione con cui scrivere e modificare il codice con l’aiuto di un’AI. In tutti questi casi, l’interazione tra utente e software si basa comunque sull’interfaccia grafica, ossia le finestre, le icone e i menù a cui siamo abituati.
Claude Code agisce invece al livello del terminale, l’interfaccia testuale che permette di impartire comandi direttamente al computer. Anche se la maggior parte delle persone non lo usa direttamente, ogni sistema operativo mette a disposizione degli utenti un terminale. Si tratta di uno strumento potente e flessibile, specie per risolvere problemi tecnici o apportare modifiche profonde al file system: per usarlo, però, è necessaria qualche competenza tecnica e la conoscenza dei comandi appropriati. Per questo tipo di interazione si parla di interfaccia a riga di comando (CLI, dall’inglese command line interface), proprio per distinguerla dall’interfaccia grafica.