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L’Italia ha le carte in regole. La “terza via” possibile L’Italia ha tutte le carte per farcela, si legge. La qualità di norme e dati la pongono in una situazione buona per chi vuole scalare. Ma non è sufficiente un buon pane per fare un buon panino. Mentre gli Stati Uniti dominano il settore grazie a investimenti privati che superano i 100 miliardi di dollari annui e la Cina risponde con una massiccia mobilitazione statale, l’Italia cerca una "terza via" basata sulla sovranità dei dati e sull'IA responsabile. Una terza via da cercare insieme all’Europa. “Competere con Usa e Cina è possibile. L’alternativa è l’opensource. Per porsi come alternativa servirebbe lavorare a un’intelligenza artificiale opensource, garantita dalle norme dell’IA Act, per avere un campione continentale e proporlo fuori, all’Australia, al Canada, al Giappone, al Brasile, tutto il resto del mondo che non è tra i due poli. Io dico che si può fare. Noi siamo convinti che si possa fare. Ci sarà chi dirà che non è possibile. Va bene, legittimo. Ma che non impedisca a chi vuole provarci di farlo”, ragiona Floridi. L’Italia modo disporrebbe anche di un vantaggio competitivo: è il primo Stato membro dell'UE a essersi dotato di una legge organica sull'IA (la Legge 132/2025), si legge nel rapporto. Questo quadro normativo, entrato in vigore nell'ottobre 2025, anticipa e integra l’AI Act europeo, offrendo alle aziende una "certezza del diritto" che manca in altri mercati. Ma l’industria, nel suo complesso, non sembra pronta. Non del tutto. "L'Italia registra un'accelerazione nell'adozione dell'intelligenza artificiale da parte delle imprese, ma deve fare i conti con un profondo divario strutturale tra grandi aziende e piccole realtà”, commenta il sottosegretario all'Innovazione, Alessio Butti.
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