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Il coinvolgimento di truppe britanniche e francesi in Italia durante la Prima guerra mondiale rappresentò un momento cruciale per la sopravvivenza del fronte italiano dopo la catastrofica sconfitta subita nella Battaglia di Caporetto, tra la fine di ottobre e i primi di novembre del 1917. In quella fase, le forze austro-tedesche, guidate da generali come Otto Liman von Sanders e sostenute da truppe tedesche provenienti dal fronte orientale, sfondarono le linee italiane lungo l’Isonzo, costringendo l’esercito italiano a una ritirata di oltre 100 chilometri fino al fiume Piave. Le perdite furono enormi: oltre 280.000 soldati italiani vennero catturati, mentre la disfatta mise a rischio la stessa sopravvivenza del Regno d’Italia come potenza bellica. In risposta a questa emergenza, gli Alleati della Triplice Intesa decisero di intervenire con un contingente militare congiunto, formalizzato durante la Conferenza di Rapallo svoltasi dal 5 al 7 novembre 1917. L’accordo prevedeva l’invio di otto divisioni — quattro britanniche e quattro francesi — con l’obiettivo di stabilizzare il fronte italiano e impedire un crollo definitivo, garantendo così la prosecuzione della guerra sul fronte meridionale contro gli Imperi Centrali. Il comando delle truppe alleate rimase separato, ma fu coordinato con le autorità militari italiane, in particolare con il generale Armando Diaz, che aveva sostituito Luigi Cadorna alla guida dell’esercito italiano il 9 novembre 1917. Le forze britanniche, inizialmente guidate dal generale Sir Herbert Plumer e in seguito dal tenente generale Earl of Cavan, comandante del XIV Corpo d’Armata, arrivarono in Italia a novembre 1917 con cinque divisioni provenienti dal fronte occidentale: la 5ª, la 7ª, la 23ª, la 41ª e la 48ª Divisione (South Midland). Queste unità furono schierate lungo il Piave, occupando settori strategici come le alture del Montello, dove contribuirono a consolidare le difese invernali del 1917-1918. Tuttavia, a causa delle necessità sul fronte occidentale, due divisioni britanniche vennero richiamate in Francia all’inizio del 1918, durante l’offensiva di primavera tedesca, lasciando sul posto tre divisioni che furono spostate sull’Altopiano di Asiago, dove svolsero compiti di pattugliamento e incursioni contro le posizioni austro-ungariche. Le forze francesi, invece, inizialmente schierarono sei divisioni, tra cui la 46ª, la 47ª, la 64ª e la 65ª, con la 24ª Divisione che si unì in un secondo momento. Queste unità furono concentrate a ovest di Verona, sotto il comando della Decima Armata francese guidata dal generale Denis Duchêne, e fornirono un supporto cruciale in termini di artiglieria e riserve strategiche. Tuttavia, anche in questo caso, quattro divisioni francesi vennero ritirate in primavera per rinforzare il fronte occidentale, riducendo la presenza francese in Italia a due divisioni. Nonostante questi ridimensionamenti, le truppe alleate ebbero un ruolo fondamentale nel respingere l’offensiva austro-ungarica del giugno 1918, nota come Offensiva del Piave. Durante questa battaglia, le unità britanniche subirono pesanti combattimenti, in particolare la 23ª e la 48ª Divisione, che riuscirono a mantenere le posizioni nonostante gli attacchi nemici. Il contributo francese, seppur ridotto, fu ugualmente significativo, soprattutto nel fornire supporto di artiglieria e rinforzi tempestivi. Nel corso della fase finale della guerra, le forze britanniche e francesi rimanenti furono integrate nell’esercito italiano, formando la Decima Armata italiana, che partecipò alla Battaglia di Vittorio Veneto, avviata il 24 ottobre 1918. Nonostante le avverse condizioni meteo, con il Piave in piena a causa di forti piogge, e il fuoco di sbarramento nemico, le truppe alleate attraversarono il fiume e avanzarono rapidamente, contribuendo alla disfatta delle forze austro-ungariche. Entro il 4 novembre 1918, data dell’armistizio di Villa Giusti, gli Alleati avevano catturato oltre 300.000 prigionieri austro-ungarici, sancendo la fine della guerra sul fronte italiano. Le perdite britanniche durante l’intero periodo ammontarono a circa 55.241 uomini, tra cui 4.689 feriti e oltre 50.000 casi di malattia, molti dei quali dovuti a epidemie di influenza spagnola. Le perdite francesi furono inferiori, grazie anche ai ritiri parziali delle unità, ma il loro contributo fu comunque determinante per la stabilizzazione del fronte e la successiva vittoria. L’intervento britannico e francese in Italia non solo evitò un possibile crollo militare e politico del paese, ma sottolineò anche la crescente cooperazione tra gli Alleati sotto il Consiglio Supremo di Guerra, istituito nel 1917 per coordinare le strategie militari tra le potenze della Triplice Intesa. Questo sforzo congiunto contribuì a impedire che l’Italia, scossa dalla rivoluzione russa e dalle tensioni interne, potesse negoziare una pace separata con gli Imperi Centrali, consolidando così il fronte meridionale e accelerando la vittoria finale degli Alleati nella Prima guerra mondiale.
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