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Bisogna analizzare la convenienza dell’uso dell’energia nucleare nel contesto generale della produzione energetica. Dico subito che non si tratta di un esercizio accademico: la questione è concreta, urgente e riguarda le scelte che il nostro Paese dovrà compiere nei prossimi anni. Il governo ha presentato un disegno di legge delega per riportare il nucleare in Italia, puntando sui cosiddetti Small Modular Reactors, i piccoli reattori modulari, noti come SMR, e su tecnologie di quarta generazione. Vale dunque la pena ragionare con calma, guardando ai numeri e alla fisica delle cose, prima di farsi trascinare dall’entusiasmo o dalla paura. Il punto di partenza è semplice e incontrovertibile: non c'è dubbio che il solare sia oggi la soluzione di gran lunga più conveniente per produrre energia elettrica. Non lo dico per partito preso, lo dicono i dati. Il costo livellato dell’energia (il cosiddetto LCOE, che tiene conto dell’intero ciclo di vita di un impianto) per il fotovoltaico su scala industriale si aggira oggi tra 35 e 50 dollari per megawattora, a seconda della regione. Per il nucleare di nuova costruzione in Europa, le stime più recenti indicano 150–180 dollari per megawattora. Secondo il rapporto Lazard del 2025, probabilmente l’analisi più autorevole in materia, il nucleare si colloca tra 141 e 220 dollari per megawattora, il che ne fa la fonte più costosa tra tutte quelle su scala industriale.. Parliamo di un fattore tre o quattro di differenza rispetto al solare: non è una sfumatura, è un abisso economico. Quanto ai costi di impianto degli SMR, le stime variano enormemente a seconda delle fonti: gli studi accademici più ottimistici indicano 4.000–6.000 dollari per kilowatt, l’Agenzia Internazionale dell’Energia stima circa 10.000 dollari per kilowatt per i primi impianti in Europa. In nessuno di questi scenari i conti tornano.
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