Inizia con questo articolo una serie di approfondimenti a cura di Giuseppe Ciuni sugli aspetti funzionali e tecnici, ma senza complicazioni, relativi al funzionamento delle intelligenze artificiali. L’autore è un profondo conoscitore delle tecnologie digitali, sviluppatore di codice e analista di sistemi, la sua organizzazione ha sede nel sud della Sicilia e lavora con clienti di tutto il mondo e qui sulle pagine di Startupbusiness condivide la sua conoscenza dei sistemi che normalmente definiamo come di intelligenza artificiale.
Negli ultimi diciotto mesi l’adozione dell’IA in azienda è passata da una fase sperimentale a quella operativa vera e propria.
Chi lavora nel settore ha attraversato fasi ben riconoscibili: prima lo stupore: “ma che è sta roba, sembra magia!”, poi la domanda concreta: “ma è possibile imbrigliare tutto questo potere e integrarlo nella mia azienda o nel mio prodotto?”.
Da quel momento le startup e le aziende in genere hanno iniziato a integrare l’IA, nello specifico gli LLM, nei loro prodotti e processi.
Alcune integrazioni portano risultati concreti e misurabili, altre no. La discriminante è spesso una sola: la comprensione precisa di cosa fa davvero un LLM.
Un LLM non recupera informazioni da un archivio, non indicizza documenti come Elasticsearch né interroga un database come PostgreSQL. Quello che fa è più strano e capirlo cambia completamente il modo in cui si progetta un sistema IA. Proviamo ad andare un po’ più in profondità.