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come gli inglesi sfondarono le linee austriache sul Piave nel 1918

Second Battle of the Piave River - Wikipedia

📅 2026-07-29 17:33:30+02:00 ⏱ 2 min read logistar.it
La Seconda Battaglia del Piave, combattuta tra il 15 e il 23 giugno 1918, fu l’evento militare che segnò la svolta decisiva sul fronte italiano durante la Prima Guerra Mondiale, dopo la catastrofica disfatta di Caporetto dell’ottobre 1917. L’offensiva, pianificata dal generale Armando Diaz, comandante supremo dell’esercito italiano, coinvolse direttamente le forze alleate, con un ruolo di primo piano assegnato alle truppe britanniche. L’obiettivo strategico era respingere l’esercito austro-ungarico oltre il fiume Piave, linea difensiva che gli austriaci avevano consolidato dopo la ritirata seguita alla sconfitta di Caporetto. La battaglia si inseriva in un contesto più ampio di coordinamento tra gli Alleati: mentre sul fronte occidentale si attendeva l’esito della primavera 1918, sul Piave gli italiani, supportati da britannici e francesi, cercavano di riconquistare l’iniziativa. Le operazioni ebbero inizio con una massiccia preparazione d’artiglieria, durata diversi giorni, che mirava a indebolire le difese austriache lungo il fiume. L’attacco principale fu lanciato nella notte tra il 15 e il 16 giugno, con truppe italiane che attraversarono il Piave in più punti, sfruttando la copertura dell’oscurità e il fuoco di sbarramento. Tuttavia, fu nel settore del Montello, una collina strategica a nord di Treviso, che le truppe britanniche del XXII Corpo d’Armata, guidate dal generale Earl of Cavan, giocarono un ruolo cruciale. I reparti inglesi, tra cui il 7th e l’8th Division, riuscirono a stabilire una testa di ponte sulla riva sinistra del Piave, nonostante la forte resistenza austriaca. Questo sfondamento creò una breccia nel fianco destro delle difese nemiche, costringendo gli austriaci a riorganizzare le proprie linee sotto la pressione combinata di italiani e britannici. La battaglia si protrasse per diversi giorni, con scontri aspri e altalenanti. Gli austriaci, pur contando su truppe esperte e posizioni difensive ben organizzate, furono sopraffatti dalla superiorità numerica e dal coordinamento tattico degli Alleati. In particolare, l’impiego di truppe fresche e ben equipaggiate, dopo mesi di riorganizzazione post-Caporetto, si rivelò determinante. Il 23 giugno, dopo una settimana di combattimenti, gli austriaci iniziarono una ritirata generale, abbandonando le posizioni conquistate nei mesi precedenti. La vittoria italiana fu sancita dalla riconquista di ampi territori, tra cui la città di Vittorio Veneto, che divenne il simbolo della riscossa nazionale. Il successo della Seconda Battaglia del Piave ebbe ripercussioni strategiche immediate: oltre a infliggere pesanti perdite all’esercito austro-ungarico, la vittoria aprì la strada alla successiva offensiva di Vittorio Veneto, che avrebbe portato alla resa dell’Austria-Ungheria e alla fine della guerra sul fronte italiano. Il merito del successo fu attribuito a diversi fattori: la leadership di Diaz, la capacità di coordinamento tra le truppe alleate, e soprattutto il morale alto delle forze italiane, rinvigorite dopo mesi di riorganizzazione e addestramento. Le truppe britanniche, in particolare, furono elogiate per la loro determinazione e per la capacità di adattarsi rapidamente alle condizioni del campo di battaglia, nonostante la scarsa familiarità con il territorio. La battaglia dimostrò come la combinazione di tattiche innovative, supporto logistico e unità di intenti potesse superare anche le difese più consolidate, segnando un punto di svolta nella guerra.