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come gli inglesi sfondarono le linee austriache sul Piave nel 1918

La Grande Guerra

📅 2026-07-29 17:33:30+02:00 ⏱ 2 min read logistar.it
Dopo la rotta di Caporetto, lo Stato Maggiore italiano, in accordo con gli alleati, decise di attestare le proprie forze sulla linea del Piave, una scelta strategica che avrebbe determinato il destino della guerra sul fronte italiano. Il monte Grappa divenne il cardine centrale di questa nuova linea difensiva, già fortificato dopo la Strafexpedition del 1916, quando le truppe austro-ungariche avevano sfondato le linee italiane per poi essere respinte. La 'battaglia del Piave' non fu un singolo scontro, ma una serie di azioni militari che si protrassero dal novembre 1917 all'estate del 1918, comprendendo sia fasi di contenimento che di contrattacco da parte italiana. Dopo il passaggio delle II e III Armata sulla riva destra del fiume e la distruzione di tutti i ponti verso la riva sinistra, gli italiani si trovarono a fronteggiare una situazione disperata, con le truppe austro-tedesche che avanzavano fiduciose dopo il successo di Caporetto. Nonostante gli iniziali successi nemici, gli italiani riuscirono a resistere grazie a una tenace difesa e al supporto dell'artiglieria, che inflisse pesanti perdite alle avanguardie avversarie, costringendole a ritirarsi e, in alcuni casi, a essere accerchiate e catturate. Durante l'inverno 1917-1918, l'Italia continuò a consolidare le proprie posizioni sul Piave, mentre sul monte Grappa si susseguivano cruenti scontri che logoravano entrambe le parti. La situazione precipitò nel giugno 1918, quando gli Austro-Ungarici lanciarono una nuova grande offensiva su tutto il fronte, nota come Offensiva Radetzki sugli altopiani di Asiago e Operazione Albrecht sul Piave. Questa fu una delle battaglie più sanguinose della Grande Guerra, con combattimenti estenuanti e perdite elevatissime da entrambe le parti. Tuttavia, le difese italiane, inizialmente progettate da Luigi Cadorna e poi migliorate da Armando Diaz, si rivelarono efficaci: organizzate in 'compartimenti stagni', erano in grado di resistere agli attacchi nemici e di isolare eventuali sfondamenti, limitando i danni. In questo contesto, si distinsero i soldati italiani, in particolare i giovani della classe 1899, i cosiddetti 'ragazzi del '99', chiamati alle armi in extremis e protagonisti di atti di valore eccezionale. Il loro contributo, unito a quello delle divisioni inglesi e francesi presenti sul fronte italiano, fu determinante per la resistenza italiana. Tra il 2 e il 6 luglio 1918, una controffensiva italiana portò alla conquista di una zona strategica tra il Piave vecchio e il Piave nuovo, da Intestatura alla foce, un successo che rappresentò il preludio alla successiva Battaglia di Vittorio Veneto. Questa fase finale della guerra, che si svolse tra ottobre e novembre 1918, fu caratterizzata da una serie di attacchi italiani che travolsero le linee nemiche, già indebolite dalle perdite subite sul Piave a giugno. La vittoria di Vittorio Veneto sancì la disfatta dell'impero austro-ungarico e pose fine alla guerra sul fronte italiano, aprendo la strada agli accordi di pace che avrebbero ridisegnato l'Europa. La battaglia del Piave, quindi, non fu solo un episodio militare, ma un momento cruciale per la storia italiana, segnato dal sacrificio di una generazione e dalla capacità di resilienza di un paese in guerra.