come gli inglesi sfondarono le linee austriache sul Piave nel 1918
Piave. 1918, Vittorio Veneto. L'ultima battaglia | Storia e Memoria di Bologna
La battaglia di Vittorio Veneto, svoltasi tra il 24 ottobre e il 4 novembre 1918, rappresentò l’atto conclusivo della Prima Guerra Mondiale sul fronte italiano e segnò la disfatta definitiva dell’esercito austro-ungarico. Gli eventi presero avvio il 24 ottobre con una forte azione dimostrativa italiana sul monte Grappa, mirata a conquistare il monte Pertica e il Prassolan, ma gli attacchi si rivelarono costosi in termini di vite umane: in quella sola giornata persero la vita circa 3.000 soldati. Nei due giorni successivi, il 25 e 26 ottobre, la battaglia sul Grappa riprese con intensità, mentre il Piave, ingrossato da una piena artificiale, impediva alla 3a armata italiana di attraversare il fiume. Ogni tentativo di sfondamento da parte italiana si scontrava con una decisa reazione austriaca, rendendo vani gli sforzi. La situazione mutò radicalmente all’alba del 27 ottobre, quando gli austriaci rioccuparono il monte Pertica, ma la fitta nebbia li rese vulnerabili sia al fuoco amico dell’artiglieria austriaca sia a quello italiano, costringendoli a una precipitosa ritirata. Il 28 ottobre segnò una svolta: la costruzione di alcuni ponti sul Piave permise alle truppe della 3a armata, comprendenti anche reparti inglesi e francesi, di attraversare il fiume ed entrare in azione. La pressione italiana cominciò a produrre effetti: le linee austriache iniziarono a cedere lentamente, mentre il generale Boroević, comandante supremo delle forze imperiali, telegrafava al Comando Supremo il 29 ottobre che, dopo cinque giorni di combattimenti senza tregua, la capacità di resistenza delle truppe era seriamente compromessa. In realtà, la disfatta austriaca era già in atto a causa del crescente rifiuto di continuare la guerra tra le file dell’esercito, con diserzioni e ammutinamenti sempre più frequenti. Il 30 ottobre, le armate italiane avanzarono fino alle porte di Vittorio Veneto, dove gli austriaci, in ritirata, opposero ancora una resistenza sporadica. Il 31 ottobre iniziò il ripiegamento generale delle truppe imperiali verso il Grappa, con l’eccezione di alcune unità alpine che continuarono a resistere. Il 1° novembre, l’esercito italiano avviò l’inseguimento del nemico lungo la valle del Piave, diretto verso Longarone. Quella stessa sera, il generale Boroević chiese ancora istruzioni al Comando Supremo se fosse opportuno continuare a combattere contro l’Italia. Il 2 novembre, le armate italiane del Trentino passarono all’attacco, accelerando la rotta austriaca verso la Val Pusteria. La capitolazione definitiva avvenne il 3 novembre ad Abano, nella villa Giusti, dove alle 15 fu firmato l’armistizio tra Italia e Austria-Ungheria. L’accordo entrò in vigore il giorno successivo, il 4 novembre 1918, data che segnò la fine della Grande Guerra per l’Italia dopo 41 mesi di combattimenti ininterrotti. In un proclama alla nazione, il generale Armando Diaz sottolineò come la vittoria fosse stata ottenuta nonostante la superiorità numerica e materiale dell’avversario, grazie alla «fede incrollabile e tenace valore» delle truppe italiane. Il testo include anche un elenco di reggimenti italiani coinvolti nei combattimenti, come la brigata Re, Casale, Piacenza, Emilia, Macerata, Firenze, Pinerolo, Catanzaro, Taranto, e cita alcuni caduti in battaglia, tra cui Nadalini Callisto Romanziol, Alvisi Giulio Sernaglia, Giovannardi Corelli Marco e altri, morti tra il 25 e il 30 ottobre 1918.