Home ← Articles Monograph Services
IT EN ES
Was the British breakthrough at the Piave the turning point of WWI?

Piave, Battles of

📅 2026-07-29 17:33:30+02:00 ⏱ 2 min read logistar.it
Le due battaglie del Piave, combattute tra il 10 novembre e il 25 dicembre 1917 e poi tra il 15 e il 23 giugno 1918, segnarono un momento cruciale sul fronte italiano della Prima guerra mondiale. Dopo la catastrofica sconfitta di Caporetto (24 ottobre 1917), l’esercito italiano fu costretto a una ritirata precipitosa verso la linea del Tagliamento, lasciando campo libero alle forze austro-ungariche, rinforzate da unità tedesche. La situazione appariva disperata: delle 65 divisioni italiane, solo 33 rimanevano operative, mentre gli avversari potevano contare su 50 divisioni e 4.500 pezzi d’artiglieria. Il governo di Paolo Boselli cadde e fu sostituito da quello di Vittorio Emanuele Orlando, che promosse una riorganizzazione militare e politica. In risposta alla crisi, i primi ministri francesi e britannici, Paul Painlevé e David Lloyd George, si incontrarono con Orlando e il re Vittorio Emanuele III a Rapallo e Peschiera (5-8 novembre 1917) per definire piani di emergenza. Il 5 novembre 1917, l’esercito italiano si ritirò ulteriormente fino al fiume Piave, dove avrebbe dovuto resistere all’offensiva nemica. Gli alleati inviarono 10 divisioni di rinforzo, ma imposero anche la sostituzione del capo di stato maggiore, il generale Luigi Cadorna, con Armando Diaz, considerato più flessibile e meno incline a strategie rigide. Nonostante il morale basso e la minaccia di un crollo totale, i soldati italiani dimostrarono una determinazione inaspettata a riscattarsi. La prima battaglia del Piave, nota come Battaglia d’Arresto, si svolse in due fasi: dal 10 al 26 novembre 1917 e dal 4 al 25 dicembre 1917. Il generale austriaco Franz Conrad von Hötzendorf cercò di sfondare la linea italiana a Monte Grappa, una posizione naturalmente fortificata, ma gli italiani resistettero con tenacia, nonostante il freddo intenso e la neve. Il 22 novembre 1917, le truppe d’assalto tedesche (Sturmtruppen) conquistarono Monte Tomba, e il 4 dicembre cadde Melette, ma l’offensiva perse slancio a causa dell’esaurimento delle forze e dei ritardi nell’artiglieria pesante. Tra il 4 e il 24 dicembre, gli austriaci lanciarono un secondo tentativo, ma senza successo: le truppe erano esauste e le munizioni scarseggiavano. Il comando austro-tedesco, su suggerimento dei tedeschi, sospese l’operazione. Gli italiani, nel frattempo, lanciarono controffensive locali tra il 28 e il 31 gennaio 1918 per consolidare le posizioni a Tre Monti, Valbella, Col del Rosso e Col d’Echele. Diaz affrontò gravi problemi logistici, tra cui la carenza di uomini e materiali, ma riuscì a ricostituire l’esercito entro febbraio 1918, arruolando soldati dispersi dopo Caporetto e formando nuove divisioni di fanteria e reggimenti d’artiglieria. Per risollevare il morale, furono aumentate le razioni e i salari, mentre fu creato un corpo d’assalto speciale, gli Arditi. La ricostituzione dell’esercito fu sostenuta da una crescita industriale senza precedenti nel Nord Italia e da un rinnovato senso di patriottismo, che unì la popolazione nonostante le iniziali opposizioni alla guerra. Il contributo degli ufficiali alleati fu fondamentale: essi introdussero la dottrina della “difesa elastica”, migliorarono l’uso dell’artiglieria e dell’aviazione, e fornirono supporto logistico sotto forma di munizioni, trasporti e prestiti finanziari per evitare carenze di carbone e cibo. La seconda battaglia del Piave, combattuta tra il 15 e il 23 giugno 1918, rappresentò la conferma definitiva della superiorità difensiva italiana. Gli austro-ungarici, ormai in affanno, lanciarono un’ultima offensiva che fallì clamorosamente, segnando l’inizio del collasso definitivo dell’impero asburgico. Le battaglie del Piave, quindi, non furono solo una vittoria militare italiana, ma un punto di svolta strategico per l’intero conflitto, dimostrando che la resistenza organizzata e il supporto alleato potevano invertire le sorti di una guerra apparentemente perduta.