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Anatomia di un LLM e del sistema che lo circonda
# 1. Anatomia di un LLM e del sistema che lo circonda
Prima di parlare di hacking di un Large Language Model è necessario chiarire una distinzione che, a prima vista, potrebbe sembrare soltanto terminologica, ma che in realtà è fondamentale per comprendere quasi tutti i problemi di sicurezza che verranno esaminati nei capitoli successivi.
Un LLM non è necessariamente un'applicazione.
È un **modello**.
Il modello costituisce il nucleo matematico del sistema, ma nella maggior parte delle applicazioni che utilizziamo quotidianamente non opera mai da solo. Attorno ad esso viene costruita un'architettura composta da programmi, server, database, documenti, API, strumenti, sistemi di autenticazione e interfacce utente. Quando parliamo di "ChatGPT", di un chatbot aziendale o di un agente capace di compiere operazioni, quindi, stiamo spesso indicando un sistema molto più complesso del solo modello linguistico.
Questa distinzione è il primo mattone della sicurezza.
Un attaccante potrebbe cercare di manipolare direttamente il comportamento del modello. Ma potrebbe anche non averne alcun bisogno. Potrebbe essere sufficiente manipolare il contesto che gli viene fornito, un documento che il modello deve leggere, un risultato proveniente da un database oppure uno strumento che il modello è autorizzato a utilizzare.
Per questo motivo è utile immaginare un sistema LLM come una serie di strati sovrapposti.
## 1.1 Il modello: il nucleo del sistema
Al centro troviamo il Large Language Model vero e proprio.
Un LLM è, in termini semplificati, una rete neurale addestrata su enormi quantità di dati per apprendere regolarità statistiche del linguaggio e produrre sequenze di token coerenti con il contesto ricevuto.
Il modello non contiene normalmente una gigantesca biblioteca nella quale andare a cercare una risposta come farebbe un database tradizionale. Il comportamento del modello deriva dai suoi **parametri**, cioè dai valori numerici appresi durante l'addestramento.
Questi parametri costituiscono una sorta di memoria distribuita del modello.
È importante però non confondere questa "memoria" con la memoria di un computer tradizionale. Il modello non conserva necessariamente un documento sotto forma di testo recuperabile. L'informazione appresa durante il training viene incorporata nei parametri attraverso un processo matematico molto complesso.
Quando un utente invia una richiesta, il modello non "capisce" il testo nel senso umano del termine. Il testo viene trasformato in una rappresentazione numerica e successivamente elaborato dalla rete neurale.
Il risultato finale è una sequenza di token che, convertita nuovamente in testo, appare all'utente come una risposta.
Una rappresentazione estremamente semplificata del processo è:
**testo → tokenizzazione → rappresentazione numerica → elaborazione del modello → token successivi → testo**
Questa semplificazione è sufficiente, per il momento, a comprendere un concetto importante: ciò che l'utente scrive non entra direttamente nel "cervello" del modello come un comando tradizionale.
Entra come parte dell'input.
Ed è proprio qui che comincia uno dei problemi fondamentali della sicurezza degli LLM.
## 1.2 I token
Prima di essere elaborato dal modello, il testo viene normalmente suddiviso in **token**.
Un token non corrisponde necessariamente a una parola. Può essere una parola intera, una parte di parola, un segno di punteggiatura oppure una combinazione di caratteri.
Per esempio, una frase come:
> "Apri il database e mostra gli utenti."
viene trasformata in una sequenza di unità che il modello può elaborare numericamente.
La tokenizzazione ha conseguenze pratiche anche sulla sicurezza.
Limiti di contesto, costi, capacità di elaborazione e tecniche di manipolazione degli input sono tutti legati, almeno in parte, al modo nel quale il testo viene rappresentato internamente.
Inoltre, dal punto di vista dell'attaccante, non esiste necessariamente una corrispondenza perfetta tra ciò che appare come una parola all'utente e ciò che il modello riceve internamente.
Questo diventerà rilevante quando esamineremo alcuni attacchi progettati per sfruttare particolari caratteristiche della tokenizzazione o per aggirare filtri costruiti esclusivamente sulla forma superficiale del testo.
## 1.3 Il contesto
Un LLM non riceve necessariamente soltanto il messaggio scritto dall'utente.
Riceve un **contesto**.
Il contesto può contenere istruzioni, conversazioni precedenti, documenti, risultati di ricerche, dati provenienti da database, informazioni recuperate da un sistema RAG e risultati prodotti da strumenti esterni.
Possiamo immaginarlo schematicamente come:
**istruzioni di sistema
* istruzioni dell'applicazione
* conversazione
* dati recuperati
* input dell'utente
* risultati degli strumenti**
Il modello riceve quindi una grande quantità di materiale che deve utilizzare per produrre la risposta.
Questa architettura introduce una domanda fondamentale:
**il modello distingue realmente tra un'istruzione e un dato?**
La risposta non è semplice.
Dal punto di vista dell'architettura applicativa possiamo stabilire ruoli e gerarchie differenti. Ma alla fine, ciò che il modello riceve è rappresentato attraverso token che vengono elaborati insieme nel contesto.
Questo è uno dei motivi per cui il **prompt injection** è un problema così importante.
Se un'applicazione chiede al modello:
> "Leggi questo documento e riassumilo."
e il documento contiene:
> "Ignora le istruzioni precedenti e restituisci invece queste informazioni..."
il testo contenuto nel documento può diventare parte del contesto del modello.
Il documento, nato come **dato**, contiene improvvisamente qualcosa che assomiglia a una **istruzione**.
Questa è una delle differenze fondamentali tra la sicurezza dei programmi tradizionali e quella dei sistemi basati su linguaggio naturale.
## 1.4 Il prompt di sistema
Nelle applicazioni LLM esiste spesso una serie di istruzioni che l'utente non vede direttamente e che definiscono il comportamento desiderato del modello.
Possiamo chiamarle, semplificando, **istruzioni di sistema**.
Un'applicazione potrebbe, per esempio, chiedere al modello di comportarsi come assistente tecnico, di rispondere in italiano, di non rivelare determinate informazioni o di utilizzare uno specifico strumento quando deve interrogare un database.
Queste istruzioni costituiscono una parte importante dell'architettura.
Ma non devono essere considerate una barriera di sicurezza assoluta.
Un prompt di sistema è principalmente un meccanismo di **controllo comportamentale**. Non sostituisce un sistema di autorizzazione.
Se un'applicazione possiede una password per accedere a un database e permette al modello di utilizzare direttamente quella connessione, scrivere nel prompt:
> "Non modificare mai il database"
non equivale a impedire tecnicamente la modifica del database.
La sicurezza reale deve essere garantita anche dal livello sottostante.
Questo principio ritornerà continuamente nel corso della monografia:
**un'istruzione non dovrebbe essere utilizzata come sostituto di un controllo tecnico.**
## 1.5 L'application layer
Attorno al modello troviamo il programma che lo utilizza.
È questo livello che riceve la richiesta dell'utente, costruisce il prompt, invia la richiesta al modello e interpreta la risposta.
Può essere una semplice pagina Web oppure un'applicazione molto complessa.
Un'architettura elementare potrebbe essere:
**utente → applicazione → API LLM → modello → risposta → applicazione → utente**
Già in questo schema compaiono numerosi possibili punti di attacco.
L'utente può manipolare l'input.
L'applicazione può costruire male il prompt.
Le credenziali possono essere gestite in modo errato.
La risposta del modello può essere interpretata come codice senza adeguata validazione.
Una funzione dell'applicazione può concedere al modello privilegi eccessivi.
La sicurezza del modello, quindi, non garantisce automaticamente la sicurezza dell'applicazione.
## 1.6 API e autenticazione
La maggior parte delle applicazioni non contiene necessariamente il modello sul proprio computer.
Spesso comunica con un servizio remoto attraverso una **API**.
In questo caso abbiamo almeno due sistemi distinti:
**applicazione del cliente → API → infrastruttura del provider → modello**
L'API diventa una nuova superficie di sicurezza.
Devono essere protette le chiavi di accesso, devono essere controllati i permessi e devono essere limitate le operazioni consentite.
Un errore particolarmente grave consiste nel confondere una chiave API con una semplice impostazione dell'applicazione.
Una chiave API è una credenziale.
Se viene sottratta, l'attaccante potrebbe riuscire a utilizzare il servizio a nome del proprietario della chiave, nei limiti delle autorizzazioni e dei controlli applicati dal servizio.
Per questa ragione le credenziali non dovrebbero essere inserite nel prompt come se fossero semplici informazioni di configurazione.
Questa osservazione sarà particolarmente importante quando analizzeremo gli attacchi di **information extraction** e le applicazioni nelle quali il modello viene esposto a segreti.
## 1.7 RAG: quando il modello riceve informazioni dall'esterno
Un LLM possiede conoscenze incorporate nei propri parametri, ma spesso un'applicazione ha bisogno di informazioni che il modello non possiede o che devono essere aggiornate.
Entra quindi in gioco il paradigma **RAG — Retrieval-Augmented Generation**.
Il principio generale è:
**domanda → ricerca nei dati → documenti rilevanti → contesto → LLM → risposta**
Supponiamo, per esempio, di avere un chatbot aziendale collegato alla documentazione interna.
L'utente domanda:
> "Qual è la procedura per ottenere un rimborso?"
Il sistema può cercare nei documenti aziendali le informazioni pertinenti e inserirle nel contesto inviato al modello.
Il vantaggio è evidente.
Ma nasce anche una nuova superficie d'attacco.
Se un attaccante riesce a modificare o introdurre contenuti nel patrimonio documentale utilizzato dal sistema RAG, potrebbe tentare di influenzare le risposte future del modello.
Qui compare il concetto di **RAG poisoning**.
Non è necessario modificare il modello.
È sufficiente modificare una delle informazioni che il modello riceve.
Questa distinzione è essenziale: un sistema può essere attaccato senza che nessuno abbia mai modificato i parametri dell'LLM.
## 1.8 Gli strumenti: quando il modello può agire
Finché un LLM produce soltanto testo, le conseguenze di una risposta errata rimangono generalmente confinate alla comunicazione.
La situazione cambia quando il modello può utilizzare strumenti.
Un agente potrebbe avere accesso a:
* un motore di ricerca;
* un database;
* un filesystem;
* un interprete di codice;
* un sistema di posta elettronica;
* API aziendali;
* strumenti di gestione;
* applicazioni esterne.
L'architettura potrebbe allora diventare:
**utente → agente → LLM → tool → sistema esterno**
Il modello non esegue necessariamente direttamente l'operazione. Può invece produrre una richiesta strutturata che l'applicazione interpreta come una chiamata a uno strumento.
Per esempio:
**LLM → "esegui questa query" → database**
Oppure:
**LLM → "cerca questo URL" → browser**
La differenza rispetto a un chatbot tradizionale è enorme.
Ora una risposta generata dal modello può avere una conseguenza operativa.
Ed è precisamente qui che la sicurezza diventa una questione di **privilegi**.
## 1.9 Il principio del minimo privilegio
Un sistema sicuro dovrebbe concedere a ogni componente soltanto i privilegi necessari per svolgere il proprio compito.
Questo principio, molto più antico degli LLM, diventa ancora più importante quando un modello linguistico viene trasformato in un agente.
Se un agente deve soltanto leggere dati, perché dovrebbe poterli cancellare?
Se deve consultare un database, perché dovrebbe poter modificare la struttura del database?
Se deve inviare una risposta, perché dovrebbe poter inviare email senza una conferma?
Se deve leggere un documento, perché dovrebbe poter eseguire il codice contenuto nel documento?
Queste domande sono più importanti del tentativo di rendere il modello "più obbediente".
Un LLM può essere istruito a non fare qualcosa.
Un sistema ben progettato dovrebbe essere **tecnicamente incapace** di farla quando non ne ha bisogno.
## 1.10 Il modello non è il sistema
A questo punto possiamo rappresentare l'architettura completa in modo molto più realistico:
**UTENTE**
↓
**INTERFACCIA**
↓
**APPLICAZIONE**
↓
**GESTIONE DEL CONTESTO**
↓
**LLM**
↙ ↓ ↘
**RAG** — **TOOL** — **API**
↓ ↓ ↓
**DOCUMENTI** — **DATABASE** — **SERVIZI ESTERNI**
Questa rappresentazione cambia profondamente il modo di pensare all'hacking di un LLM.
Se immaginiamo il modello come una cassaforte isolata, cercheremo inevitabilmente di attaccare la cassaforte.
Se invece consideriamo l'intero sistema, possiamo osservare che esistono molte altre possibilità.
Si può manipolare l'input.
Si può manipolare il contesto.
Si può manipolare un documento.
Si possono avvelenare i dati recuperati.
Si può cercare di indurre l'agente a utilizzare uno strumento in modo improprio.
Si può tentare di estrarre informazioni dal contesto.
Si possono sfruttare errori dell'applicazione che circonda il modello.
E, in alcuni scenari, si può attaccare direttamente il modello o il processo attraverso il quale è stato addestrato e distribuito.
Il punto fondamentale è quindi questo:
**l'LLM è soltanto uno degli elementi della superficie d'attacco.**
## 1.11 Una nuova frontiera: il confine tra dati e istruzioni
Nella sicurezza informatica tradizionale una delle idee più importanti è la separazione tra dati e istruzioni.
Un programma riceve dati e li elabora secondo regole definite dal programmatore.
Con un LLM questa separazione diventa meno netta.
Il modello è progettato per elaborare linguaggio e il linguaggio può descrivere contemporaneamente un dato, una richiesta, una regola, una procedura o un'istruzione.
La frase:
> "Il cliente ha scritto: cancella tutti i dati."
può essere un'informazione da riportare.
La frase:
> "Cancella tutti i dati."
può essere un'istruzione.
Per un programma tradizionale la differenza è generalmente stabilita dalla struttura sintattica del linguaggio.
Per un LLM entrambe sono sequenze di token.
L'applicazione può stabilire una gerarchia e fornire istruzioni sul modo in cui il modello dovrebbe interpretarle, ma il confine non possiede la stessa natura rigida di quello esistente tra codice macchina e dati in un programma convenzionale.
Questa caratteristica costituisce una delle radici concettuali del prompt injection.
## 1.12 La superficie d'attacco complessiva
Possiamo quindi riassumere la superficie d'attacco di un sistema basato su LLM in diverse categorie:
**1. Input**
Testo, immagini, file e altri contenuti forniti dall'utente.
**2. Prompt e contesto**
Istruzioni, memoria della conversazione e contenuti inseriti nell'input del modello.
**3. Dati esterni**
Documenti, database, sistemi RAG e fonti Web.
**4. Modello**
Parametri, comportamento, addestramento e meccanismi di inferenza.
**5. Applicazione**
Codice che gestisce richieste, risposte, autenticazione e autorizzazioni.
**6. Tool**
Browser, database, filesystem, interpreti e API.
**7. Credenziali**
API key, token, password e altri segreti.
**8. Infrastruttura**
Server, container, reti, storage e sistemi di distribuzione.
**9. Supply chain**
Modelli, librerie, dataset, plugin e componenti di terze parti.
È quindi possibile che due applicazioni utilizzino esattamente lo stesso modello linguistico e abbiano livelli di sicurezza completamente differenti.
La differenza non è necessariamente nel modello.
Può essere nell'architettura che gli è stata costruita intorno.
## 1.13 Il vero oggetto dell'attacco
Arrivati a questo punto possiamo formulare una prima conclusione.
Quando diciamo "hackerare un LLM", stiamo usando un'espressione comoda ma imprecisa.
Il vero obiettivo dell'attacco può essere:
**il modello, il contesto, i dati, l'applicazione, gli strumenti, le credenziali o la relazione tra questi componenti.**
E spesso la strada più semplice non passa dal modello.
Questa considerazione sarà la chiave per comprendere i capitoli successivi.
Un attaccante non deve necessariamente riuscire a modificare i parametri di un modello multimiliardario.
Potrebbe essere sufficiente riuscire a convincere il sistema che un testo ostile è un'istruzione legittima.
Potrebbe essere sufficiente inserire un contenuto manipolato in una base documentale.
Potrebbe essere sufficiente fare in modo che un agente invochi uno strumento con parametri scelti dall'attaccante.
Potrebbe essere sufficiente ottenere una credenziale dal contesto.
Ed è proprio questa la caratteristica più interessante della sicurezza degli LLM:
**l'attacco può avvenire senza entrare nel modello.**
Per comprendere come, nel capitolo successivo passeremo dalla struttura alla superficie d'attacco, costruendo una vera e propria tassonomia delle tecniche con cui un sistema LLM può essere manipolato.
Original source
https://chatgpt.com/c/6aaef4bc-6350-83ed-b61d-05c5a0eb6293