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L'azione presso le Grave di Papadopoli (o Isola dei Morti) rappresenta uno degli episodi militari più cruciali e sanguinosi della Battaglia di Vittorio Veneto (ottobre 1918), l'ultimo grande scontro che portò alla disfatta dell'Impero Austro-Ungarico e alla fine della Prima Guerra Mondiale sul fronte italiano.
Ecco un quadro dettagliato di cosa avvenne in quella zona tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre del 1918.
L'importanza strategica dell'Isola
Le Grave di Papadopoli erano un'isola ghiaiosa (oggi non esiste più nella sua forma originaria a causa di cambiamenti idrogeologici) situata al centro del fiume Piave, nel tratto tra Valdobbiadene e Nervesa. Il fiume in quel punto si divideva in più rami, rendendo l'isola un punto di passaggio naturale.
Per sfondare il fronte, l'Alto Comando italiano (guidato dal Generale Armando Diaz) sapeva che era necessario creare una solida testata di ponte sulla riva destra del Piave (quella occupata dagli austriaci). L'isola di Papadopoli era la chiave di volta: chi controllava l'isola poteva far passare truppe, ponti di barche e materiali sull'altra sponda.
L'assalto italiano: il ruolo degli Arditi (24-26 ottobre)
L'operazione fu affidata a reparti d'assalto scelti, in particolare al IX Reparto d'Assalto, guidato dal Maggiore Giovanni Messe (futuro Maresciallo d'Italia). L'obiettivo era conquistare l'isola, che era pesantemente presidiata e fortificata dagli austro-ungarici con mitragliatrici e reticolati.
Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 1918, le truppe italiane attraversarono il fiume su barconi per attaccare l'isola. L'impresa fu difficilissima: il livello delle acque del Piave era alto, la corrente impetuosa e i reparti italiani dovettero sbarcare sotto il fuoco incrociato nemico.
Ne seguì una battaglia brutale, combattuta spesso corpo a corpo tra le buche di ghiaia e i cespugli dell'isola. Gli Arditi di Messe riuscirono a conquistare una testa di ponte sull'isola, ma subirono perdite gravissime: su circa 1.000 uomini, il reparto subì quasi 400 perdite tra morti e feriti. Lo stesso Messe fu ferito a una gamba ma continuò a dirigere le operazioni fino a quando non fu sostituito.
L'intervento britannico e lo sfondamento (27 ottobre)
Mentre gli italiani tenevano duro sulla porzione di isola conquistata, il 27 ottobre fu la volta del British Army (il XIV Corpo d'Armata britannico, composto dalla 7ª e 23ª Divisione) di sferrare l'attacco principale per attraversare il Piave e agganciare gli austro-ungarici sulla riva opposta.
I genieri britannici e italiani iniziarono a gettare ponti di barche dal lato italiano dell'isola verso la riva destra del fiume. L'artiglieria austriaca, posizionata sulle alture oltre il fiume, concentrò il fuoco su questi ponti per distruggerli, rendendo il lavoro dei genieri un'impresa mortale.
Nonostante le perdite e la distruzione di diversi ponti, i britannici riuscirono a gettare un ponte stabile e a traversare il fiume, stabilendo una solida testa di ponte sulla riva destra del Piave, proprio alle spalle delle posizioni austriache.
La conseguenza: il crollo del fronte austriaco
La perdita delle Grave di Papadopoli e la conseguente traversata britannica decretarono il crollo delle difese austro-ungariche nel settore centrale del Piave.
Gli italiani, passando per i ponti costruiti o guadando il fiume in altri punti, dilagarono sulla riva destra. Gli austro-ungarici, attaccati su tutto il fronte e ormai privi di rifornimenti e colpiti dalla disgregazione interna dei loro eserciti (cechi, slovacchi, ungheresi e slavi iniziavano ad ammutinarsi e a ritirarsi autonomamente), iniziarono una ritirata che si trasformò rapidamente in rotta.
In sintesi
Lo sfondamento a Papadopoli non fu un semplice scontro, ma la rottura del "tappo" che teneva chiusa la valle del Piave. Fu un'operazione congiunta italo-britannica che costò un altissimo tributo di sangue (soprattutto tra le truppe d'assalto italiane e i genieri britannici), ma che permise all'esercito italiano di marciare su Vittorio Veneto, Trento e Trieste, portando all'Armistizio di Villa Giusti firmato il 3 novembre 1918.
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