Inicio ← Artículos Monografía Servicios
IT EN ES
critica:5libro:5

Prologo: Il bisogno fisiologico

📅 2026-10-02 ⏱ 4 min lectura logistar.it

Avvertenza per il lettore

Se state leggendo questo libro in libreria, in piedi, con l'intenzione di non comprarlo, vi capisco. Anzi, vi approvo. Un libro sulla critica che non venga prima criticato dal suo stesso lettore sarebbe un fallimento editoriale.

Quindi cominciate pure. Il prezzo è troppo alto, la copertina è brutta, il titolo è in latino per darsi un tono, e l'autore, di cui non avete mai sentito parlare, si permette pure di darvi consigli. Tutto vero. Mi sento già meglio, e sono solo a pagina uno.

Senza critica l'italiano muore. Non è un vizio, come ci ripetono sempre quelli che poi, in privato, criticano più di noi. È un istinto primario, come il respiro, come la fame, come la bestemmia in autostrada. È un bisogno fisiologico. Si può trattenere per un po', ma poi presenta il conto.

Di che cosa parla questo libro

Non parla di politica, anche se ne parlerà. Non parla di calcio, anche se a un certo punto vi ritroverete allo stadio senza accorgervene. Non è un saggio, perché non ho le note a piè di pagina, e non è un libro di denuncia, perché di denunce ne abbiamo già abbastanza, e chi le fa di solito le fa bene al bar.

Questo è un manuale di sopravvivenza spirituale. Serve a chi non riesce a vivere senza trovare il difetto in ogni cosa: nel caffè, nel governo, nel cognato, nel meteo, nella vita altrui e, nelle notti peggiori, nella propria. Serve a chi, davanti a una bella giornata di sole, pensa «sì, ma a settembre si paga».

Questo libro non è qui per dirti di smettere. Non è uno di quelli che ti predica la positività a tutti i costi, che ti invita a vedere solo il bello, che ti dice “se non hai niente di buono da dire, taci”. Perché sappiamo bene che, in Italia, tacere non è virtù: è sospetto. È quasi un tradimento.Qui ti racconto invece com’è fatto questo nostro bisogno profondo, radicato, quasi fisiologico: la critica. Non è un vizio, non è un difetto del carattere, non è nemmeno soltanto un’abitudine. È il legame che ci tiene uniti, la lingua che tutti parliamo, lo specchio in cui ci guardiamo ogni mattina per sentirci, almeno per un istante, un po’ migliori di chi ci sta intorno.È vero: spesso non proponiamo soluzioni. Spesso giudichiamo senza conoscere. Spesso distruggiamo senza costruire, urliamo senza ascoltare, e finiamo per rovinare anche le cose belle soltanto per il gusto di trovare un neo. Lo facciamo da sempre, lo facciamo tutti, e lo faremo ancora.

È questa la nostra grande, meravigliosa invenzione: l’autostima a costo zero. Non serve laurearsi, non serve lavorare sodo, non serve costruire niente. Basta guardare, trovare la falla, e pronunciarla. E subito, magicamente, ti senti più intelligente, più preparato, più onesto di chiunque altro. Il politico è ladro? Lo sapevo. L’allenatore è incapace? È evidente. Il vicino sbaglia a parcheggiare? Ma come fa a essere così stupido? In un secondo, senza muovere un dito, sei migliore di tutti. Che potenza. Che droga. Che patria.

Se vi riconoscete, benvenuti. Siete in buona compagnia. Siete, anzi, in maggioranza.

Perché proprio "Criticare Necesse Est"

Il latino non è un vezzo. Gli antichi dicevano navigare necesse est, vivere non est necesse: navigare è necessario, vivere no. Erano gente seria, avevano le galee e i nemici. Noi abbiamo il condominio e l'INPS, e ci siamo accorti che la formula va aggiornata.

Criticare è necessario. Non è un diritto, come ci raccontano nei convegni: i diritti uno può anche non esercitarli. È un dovere. Chi non critica è sospetto. Chi critica male è peggio. Chi non critica abbastanza è, e mi dispiace dirlo, un traditore della patria.

Il patto

Vi faccio una promessa e vi chiedo un patto.

La promessa: non vi dirò di smettere. Gli autori che dicono di smettere di criticare sono gli stessi che poi criticano quelli che non smettono, e a quel punto tanto vale confessarlo subito. Io non voglio guarirvi. Voglio, al massimo, farvi accomodare meglio.

Il patto: ogni tanto, tra una pagina e l'altra, troverete qualcosa che non fa ridere. Vi accorgerete che la battuta a un certo punto non arriva, e che al suo posto c'è una frase un po' troppo vera. Non saltatela. Non è un errore di stampa. È il motivo per cui l'ho scritto.

Perché si può ridere per duecento pagine del mugugno nazionale, ma sotto il mugugno c'è una domanda che nessuno fa ad alta voce, e che il bar, la tavola della domenica e i social si impegnano ogni giorno a coprire di rumore: se smettessimo di lamentarci, di che parleremmo?

Io una risposta ce l'ho. Ma è alla fine del libro, e non ve la dico adesso. Se la volete, dovrete leggere tutto.

Nel frattempo, buona lettura. E ricordate: se qualcosa non vi piace, è esattamente il punto.

B. S.


Ho tenuto il titolo "Prologo – Il bisogno fisiologico" della tua struttura. Se preferisci intitolarlo "Introduzione", basta cambiare il titolo. Vuoi che lo metta in un file?