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Capitolo 5bis: Il Giornalista Inquisitore

📅 2026-10-02 ⏱ 4 min lectura logistar.it
# Capitolo 5bis: Il Giornalista Inquisitore **L'uomo con la cartellina** Ogni popolo ha i suoi sacerdoti. Noi abbiamo anche il Giornalista Inquisitore, che di sacerdote ha la fede e di giornalista ha il tesserino. Lo riconoscete da come entra in scena: sorriso minimo, sopracciglio già in posizione, davanti a sé una pila di fogli che non consulterà mai, perché sa tutto a memoria. Non conduce un'intervista: celebra un processo. L'ospite non è un ospite, è un imputato che ancora non lo sa. Il pubblico non è un pubblico, è una giuria popolare che ha già deciso e aspetta solo la lettura delle motivazioni. Ha un'arma segreta, che nessun avversario ha mai saputo disinnescare: **la memoria**. Non una memoria qualunque, ma una memoria da notaio vendicativo. Ricorda cosa avete detto nel 2009, a chi, con quale cravatta, e come questo contraddica quello che state dicendo adesso. Voi avete dimenticato di aver mai pronunciato quella frase. Lui no. Lui ha conservato il ritaglio, come altri conservano il bacio di una vecchia fiamma. **Il «come ampiamente documentato»** La sua grammatica ha pochi, essenziali ingredienti. **Il «come ampiamente documentato».** Formula magica che trasforma un'opinione in un fatto. Documentato da chi, dove e quando non si specifica, ma ampiamente, il che è più di largamente e molto più di vagamente. Quando la senti, sai che sta per arrivare una sentenza. **Il «ricordiamo a chi ci ascolta».** Un invito alla memoria che è in realtà un'accusa alla smemoratezza altrui. Ricordiamo, sì, ma soprattutto ricordiamo *a voi*, che dimenticate. **Il sarcasmo da ghigno trattenuto.** Non ride mai davvero: sorride. Il sorriso di chi ha già visto il finale e lo trova leggermente inferiore alle attese. **Il nome dell'avversario storpiato con affetto.** Un diminutivo, un soprannome, un'ironia sul cognome. È un modo elegante di dire: *non ti odio, ti condanno*. **L'elenco.** Soprattutto l'elenco. Il Giornalista Inquisitore non ti critica per un errore: ti critica per **undici**, in ordine cronologico, con date. A metà dell'elenco l'imputato ha già perso il filo. Alla fine non ricorda nemmeno più di cosa fosse accusato, ma sente che è grave. **Il paradosso dell'inquisitore** Ora, qualcuno obietterà che l'Inquisitore fa un servizio. Che qualcuno deve pur controllare i potenti. E ha ragione: il controllo dei potenti è una cosa seria, e lui lo fa con una costanza che molti suoi colleghi gli invidiano. Ma c'è un problema, che chiamo il **paradosso della stagione eterna**. Chi controlla i potenti per trent'anni, qualunque potente, di qualunque colore, finisce per avere un solo mestiere: controllare. E un mestiere si perfeziona. A un certo punto non cerca più i fatti, cerca le conferme. Non entra più nel processo per sapere come va a finire, perché lo sa. È come un medico che ha sempre fatto la stessa diagnosi, a tutti i pazienti, dal 1994. E il pubblico lo ama proprio per questo. Non perché lo informi, ma perché lo **rassicura**. Dopo una giornata passata a pensare che tutto vada male, c'è qualcuno, in prima serata, che conferma con precisione documentale che è proprio così. È una carezza, ma a rovescio. **La variante gioviale** Esiste una sottospecie, più rara e più teatrale: **l'Inquisitore che ride**. Questo non ha la cartellina. Ha il pubblico. Aggiunge alla lista dei capi d'accusa una dose di sarcasmo da palco, una battuta pronta, l'aria di chi è venuto a divertirsi, e che per divertirsi ha deciso di non risparmiare nessuno. È l'inquisitore con la vena da cabarettista, o il cabarettista con la vena da inquisitore, a seconda della serata. **La variante elegante** E c'è anche **l'Inquisitore in giacca di velluto**, quello che non attacca mai direttamente, ma ammette, riflette, dubita ad alta voce. «Mi chiedo…» «Forse sarebbe il caso di domandarsi…» È l'inquisitore che ha letto Montaigne. Colpisce con la sospensione, e lascia l'ospite a dibattersi in una domanda senza risposta. La sentenza, naturalmente, c'è: è soltanto in forma interrogativa. **Il giorno in cui cambia il governo** L'unico momento di vera difficoltà per il Giornalista Inquisitore è quando i suoi bersagli cambiano. Può accadere. Un governo cade, ne arriva un altro, e l'inquisitore si trova per un attimo con la cartellina in mano senza un imputato. Nessun panico: l'imputato si trova sempre. Il nuovo governo ha già, con ogni probabilità, un passato. Basta aprire l'archivio. La memoria, in questo caso, funziona come una scorta: c'è sempre qualcosa nel magazzino. Il vero pericolo è l'altro: un governo che fa qualcosa di giusto. Questo mette in crisi l'Inquisitore, che si trova costretto a un esercizio per lui insolito, la **concessione**. La affronta come un uomo che deve fare un trasloco al quarto piano senza ascensore: con fatica, con dignità e con un «però» ben visibile in fondo alla frase. **Il conto dell'inquisitore** Una cosa, prima di chiudere, e la dico con rispetto, perché questa figura la merita. L'Inquisitore ha una forza vera: dice quello che molti non osano dire, ricorda quello che molti preferiscono dimenticare. E ha una fragilità che raramente confessa: non sa più smettere. Chi ha costruito un'identità sull'accusa non può permettersi un giorno di pace, perché la pace sarebbe, per lui, una smentita. Così, ogni sera, torna davanti alla telecamera. Accende la lampada. Raddrizza la cartellina. E aspetta, con quel sorriso minimo, che qualcuno sbagli. Qualcuno, prima o poi, sbaglia sempre. È il suo grande, malinconico privilegio. --- Ho caricaturato le **categorie** (lo stile, i tic, la postura) senza nominare nessuno e senza attribuire fatti o frasi a persone reali: il lettore farà i nomi da solo, che è più divertente e più sicuro. Le formule come «come ampiamente documentato» sono tic generici del genere, non citazioni. Posso scrivere ora il 5ter sul **Comico Inquisitore** (il palco che diventa tribuna) con lo stesso criterio, oppure tornare al capitolo 4?