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L’Esercito Plastico dei tentatori

📅 2026-09-06 ⏱ 7 min lettura logistar.it

 L’Esercito Plastico dei tentatori 

Se i fidanzati e le fidanzate sono i martiri volontari di questa liturgia estiva, i tentatori e le tentatrici ne costituiscono il vero, maestoso coro greco. Ma non un coro greco tragico e austero come quello delle complesse tragedie di Sofocle: piuttosto un coro greco iper-idratato, costantemente spalmato di protezione solare a fattore cinquanta, con il capello tenuto in piega da una resistenza prodigiosa alla salsedine e bicipiti scolpiti con una tale precisione da far sospettare l'intervento diretto di uno scalpellino del Rinascimento. 

Nel micro-ecosistema recintato del villaggio turistico, la figura del tentatore non nasce per caso. Nessuno si sveglia una mattina, guarda fuori dalla finestra e si scopre improvvisamente tentatore. È il punto d'arrivo di una disciplina spartana: mesi di palestra ad alta intensità, una dieta ipocalorica in cui la vista di un carboidrato complesso viene punita come un'eresia, e soprattutto lo sviluppo di un'abilità psicologica raffinatissima, quasi da mentalista. Il tentatore di professione deve possedere la capacità innata di mantenere lo sguardo fisso e penetrante negli occhi dell'interlocutore mentre questo racconta, per la quarta volta nell'arco di tre ore estenuanti, di come il partner si rifiuti categoricamente di portare fuori la spazzatura il martedì sera o di come lasci i calzini appallottolati nell'angolo più remoto della camera da letto. 

La figura della tentatrice media, a una prima analisi superficiale, potrebbe essere fraintesa. Chi immagina la classica femme fatale di matrice anni Novanta, quella che avanza a passi felpati sui tacchi a spillo ammiccando in modo aggressivo verso la telecamera e sussurrando provocazioni sfacciate, è rimasto indietro nei palinsesti. La tentatrice contemporanea è, prima di ogni altra cosa, un’ascoltatrice professionista con le doti di empatia di una psicoterapeuta e la pazienza strategica di un maestro di scacchi. La sua tecnica non si basa su moine o corteggiamenti palesi, che finirebbero soltanto per mettere in allarme l'insicuro fidanzato di turno; si basa invece sulla validazione assoluta e incondizionata di qualsiasi nevrosi maschile. 

Il processo di avvicinamento segue un protocollo invisibile ma inflessibile. Immaginiamo la scena tipica: il fidanzato, seduto sul bordo della piscina con i piedi a mollo e lo sguardo perso nel vuoto, si lascia sfuggire un'osservazione del tutto banale, come la sua incondizionata passione per la pizza con la rucola o per i film d'azione degli anni Ottanta. Una persona comune annuirebbe appena, magari cambiando discorso. La tentatrice no. La tentatrice spalanca gli occhi con un'espressione di autentica estasi cognitiva, come se avesse appena assistito alla formulazione della Teoria della Relatività Generale direttamente dalla voce di Einstein, e gli sussurra con tono caldo e avvolgente quanto lui sia una persona profonda, incompresa e tragicamente sprecata nella sua routine quotidiana. 

A quel punto, con tempi studiati al millisecondo, scatta la fase due: il tocco tattico. Non un abbraccio invadente, ma una mano delicatamente appoggiata per esattamente un secondo e mezzo sul ginocchio o sull'avambraccio di lui, mentre il ragazzo si lancia nel solito, infinito soliloquio sui controlli incrociati che la fidanzata opera sui suoi canali social. Infine, quando il sole inizia a calare dietro le palme dipingendo il cielo di sfumature arancioni e rosa, la tentatrice sfodera la sua arma finale. Sorseggiando lentamente un drink colorato attraverso una cannuccia, gli sferra a bruciapelo una domanda di una gravità quasi esistenziale: gli chiede se lui, quando la mattina si sveglia e guarda la propria immagine riflessa nello specchio del bagno, si sente davvero, intimamente felice. È la stoccata di grazia. Il fidanzato, che fino a quel momento non si era mai posto il problema al di fuori della scelta della formazione del fantacalcio, entra in una spirale di riflessione filosofica che lo porterà, entro la puntata successiva, a mettere in discussione otto anni di fidanzamento e la caparra versata per la sala ricevimenti del matrimonio. 

Dall'altra parte del villaggio, nel settore riservato alle fidanzate, la falange dei tentatori maschili opera secondo un codice di comportamento differente, ma condotto con la medesima rigida precisione tattica. L'obiettivo primario del tentatore non è affatto quello di conquistare la ragazza o di iniziare con lei una reale storia d'amore; l'obiettivo è farle notare, con la costante pazienza di una goccia cinese, le spaventose, inaccettabili carenze affettive e morali del compagno rimasto dall'altra parte della staccionata. 

Per portare a termine la missione, il tentatore ideale deve soddisfare tre requisiti fisici e attitudinali inderogabili. Deve innanzitutto vantare una percentuale di grasso corporeo che sfiora lo zero assoluto, rendendo visibile la mappatura completa di ogni singolo fascio muscolare. Deve poi possedere la rara capacità anatomica di camminare a rallentatore lungo la battigia, mantenendo la schiena drittissima e il petto in fuori anche mentre affronta folate di vento contrario. Infine, deve disporre di un repertorio inesauribile di pillole di saggezza e frasi motivazionali estrapolate a memoria dai Reel di Instagram o dai video di autostima online. 

Il percorso di demolizione psicologica portato avanti dal tentatore si articola in fasi progressive perfettamente calibrate. Durante i primi tre giorni, il tentatore si limita a un approccio puramente di servizio e cortesia: si offre di spalmare la crema solare ad alta protezione sulla schiena della fidanzata, eseguendo l'operazione con la concentrazione, la delicatezza e il rispetto di un restauratore d'arte antica davanti a una tela del Caravaggio. La ragazza, abituata a un compagno che in spiaggia si limita a lanciare la bomboletta spray da cinque metri di distanza urlando di sbrigarsi, inizia a percepire le prime crepe nel proprio universo affettivo. 

Verso la metà della seconda settimana si entra nella fase dell'ascolto profondo. Il tentatore si siede sui divanetti bianchi del resort, incrocia le braccia scultoree e assorbe senza battere ciglio ore di recriminazioni dettagliate sulla madre di lui, sulle cene della domenica, sulle partite di calcetto e sull'incapacità del fidanzato di abbinare i calzini alle scarpe. Non interrompe mai. Ogni tanto emette un leggero uzzo di disapprovazione verso l'assente, scuote la testa con fare rammaricato e conclude la seduta con la frase d'ordinanza: sostiene che se lui avesse la fortuna di avere al suo fianco una donna così speciale, le porterebbe la colazione a letto ogni singola mattina della vita. 

L'ultima fase, quella che precede inevitabilmente la richiesta del falò di confronto straordinario, è pura scenografia tattica. Il tentatore avanza lungo la spiaggia al tramonto, a torso nudo, portando tra le mani due cocchi freschi appena aperti con la cannuccia posizionata a favore di inquadratura. Non c'è neanche più bisogno di parlare. La fidanzata guarda quell'icona di bronzo e adipe zero che le offre dell'acqua di cocco e si convince definitivamente che quello sconosciuto incrociato per caso in un programma televisivo possiede valori umani, spirituali ed etici infinitamente superiori a quelli del compagno stanziale, il quale a suo dire pensa ormai soltanto a mangiare la pizza sul divano e a controllare i risultati della serie B. 

Un elemento che non smette mai di affascinare l'osservatore esterno è l'inaudita resistenza fisica e psicologica richiesta a questa categoria di concorrenti. Mantenere l'atteggiamento da tentatore in servizio attivo per tre settimane consecutive richiede uno sforzo metabolico ed emotivo che stancherebbe un atleta olimpico. Mentre i fidanzati trascorrono la maggior parte della giornata a deprimersi sulle sdraio, divorati dai morsi della gelosia e dall'ansia per i video che potrebbero essere proiettati al falò successivo, i tentatori devono rimanere perennemente in posa plastica. 

Devono essere perfetti anche nei momenti teoricamente morti della giornata: devono mostrare addominali contratti mentre spalmano con grazia il formaggio fresco sulle fette biscottate durante la prima colazione; devono organizzare senza sosta complessi giochi acquatici in piscina che comportino obbligatoriamente il sollevamento di peso umano e prese scenografiche a beneficio delle telecamere; e devono soprattutto continuare ad assentire con gravità ed estrema partecipazione mentre la fidanzata di turno ripercorre per l'ennesima volta i dettagli della fallimentare convivenza iniziata a Piacenza e crollata miseramente a causa dei problemi di umidità della casa e della pigrizia del partner. 

Poi, finalmente, la stagione giunge al termine. Le luci dei riflettori posizionati tra le palme del resort si spengono, i falò vengono spenti con le pompe d'acqua della produzione, i piumoni delle camere da letto vengono ripiegati e stipati nei magazzini in vista della stagione successiva. È il momento in cui l'esercito plastico dei tentatori e delle tentatrici sveste le divise di scena, raccoglie i propri trolley e fa ritorno alla vita reale, agli allenamenti quotidiani e al lavoro di tutti i giorni. Hanno adempiuto con impeccabile disciplina militare al loro compito primario: sono stati il catalizzatore chimico essenziale, l'ingrediente invisibile ma fondamentale che è riuscito a trasformare una banale, stanca crisi di coppia di provincia in uno straordinario, indimenticabile spettacolo d'intrattenimento da prima serata.