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CDP e energia nucleare
Il dibattito attorno all’energia nucleare
costituisce un tema complesso, con posizioni
spesso polarizzate, che incidono nelle scelte
strategiche italiane in campo energetico e
industriale.
Di recente, alla luce della necessità di
raggiungere gli obiettivi climatici fissati
dalla UE e di garantire la sicurezza
dell’approvvigionamento energetico, il
potenziamento della generazione
elettronucleare sta conoscendo un rinnovato
interesse.
Nel 2023 risultavano in esercizio nel mondo
410 reattori, per una capacità complessiva di
371 GW e una produzione elettrica di 2.600
TWh, pari a circa il 9% dell’energia generata
a livello globale.
Secondo gli scenari dell'International Energy
Agency per la neutralità climatica, la
produzione nucleare potrebbe crescere fino a
raggiungere circa 5.500 TWh nel 2050.
Considerando l’aumento della domanda
elettrica, l’incidenza dell’energia nucleare
rimarrebbe pressoché stabile nei prossimi
decenni, per poi ridursi al 7,7% nel 2050.
Da un lato, il nucleare tradizionale deve fare
i conti con diverse criticità, come l’elevata età
media delle centrali, la concentrazione
dell’offerta di uranio e l’incremento dei
costi, anche in virtù della maggiore
complessità tecnologica e di standard di
sicurezza più stringenti.
Dall’altro, si profilano all’orizzonte le
opportunità offerte dalle nuove tecnologie, in
particolare dagli Small Modular Reactor
(SMR), impianti di dimensioni ridotte,
caratterizzati da maggiore sicurezza e minori
costi stimati, che potrebbero essere operativi,
per le tecnologie più avanzate, dal 2030.
Nell’approcciare lo sviluppo del nuovo
nucleare, l’Italia può contare su competenze
diffuse e su una ricerca all’avanguardia con
circa 70 aziende che operano nel settore,
dimostrando la resilienza del comparto anche
a quattro decenni dall’abbandono della
produzione elettrica da nucleare.
Il nucleare di ultima generazione si presenta
oggi in stato sperimentale o dimostrativo e
risente di una significativa variabilità di costi
e tempistiche, oltre che di ostacoli di carattere
tecnologico e regolatorio e in termini di
accettazione pubblica.
Rendere effettivamente operativo il nucleare
nel mix elettrico nazionale dal prossimo
decennio, come previsto nel PNIEC,
richiederà di definire quanto prima un quadro
normativo e regolatorio che tenga conto
delle peculiarità del contesto italiano, creando
le condizioni funzionali ad attrarre investimenti
utili al decollo del settore.
Allo stesso tempo, considerati i consistenti costi
di sviluppo e le connessioni con i profili di
sicurezza energetica ed economica è
opportuno rafforzare la cooperazione
industriale tra gli Stati UE.